Letum
La pallidas ipocrisia di un momento, fugata da lacrime di pietra Guardo immobile il trascorrere del tempo e il succedersi delle forme impalpabile limbo emotivo Guardarsi dentro, volgere all'umano desio, con indifferenza Il consumarsi del temp e delle forme Ripudio dell'apparire e dell'umano divenire Scomparse quali vuote parole, scavate dal vento, ricordi sbiaditi Discesi nel limbo internato Osservo con rassegnazione il declino Acquisendo sapiente eterna robustezza Non chiedeer perché, l'anima è cenere Lo sguardo s'infossa nell'abisso delle percezioni Impalpabile limbo emotivo, poesia ai venti profanatori L'ipocrita umana sapienza, svelata demenza Nel freddo chiarore di una pallida luna, scemano, sorrisi ormai flebili La forza di chi regge il vuoto, divenendone consapevole alfiere Lasciano che l'autunno nel cuore, germogli l'inverno nell'anima Singhiozzo strozzati dei deboli lamenti altrui In un silenzio che parla di lei
Submitted by Nargaroth — Jun 04, 2026
Tardò questo momento Ma il mio tempo è venuto presenzierò alla deposizione della luce Nel transito ove lo spirito è rapito dall'esecrando arco Fugace lucida coscienza, il sottile abisso impercettibile è celato Sfumature di echi ed ombre, l'intelligibilità di un attimo Un nuovo evo si innalza stonato nell'impeto di disgiunzione siderale Frammentati vetri di suono si infrangono nella astrale marea Nella quieta sinfonia della transizione abolita è la scia dell'accaduto Cosa rimane allora? Cosa impotenti vediamo svanire? Le sole eteree reminiscenze si impadroniscono del senno Continuo fluire di remote parvenze Accingono senza colpo infierire su tale fugace momento, ormai estinto
Submitted by Nargaroth — Jun 04, 2026
Fosca raggelante è la bruma incorporea Il sulfureo permanere di vita estirpata Il perché ci è inibito, lo spontaneo dono mutato In sogno alterato, le vie ti attendono Ma nel sospiro di piombo e immateriale vile Il fluire diviene torbido Limbo che perseveri ciò che fu un attimo Cosciente e sofferto fluttuare nell'assente gravità Che il guardiano decreti che tale licenzioso dolore Si riversi nel fluire delle sfere, che la vista delle umane Transumanze venga strappata, con clinica naturalità Fluisca il sangue dagli occhi espiantati Qui vi è la via del dolore, qui vi è la via del rimpianto Varcheremo allora il silenzio, richiamati Dall'imperioso canto?
Submitted by Nargaroth — Jun 04, 2026
Queste mura trasudano d'un rancore secolare Imperscrutabile silenzioso, sommerso tormento Desteremo tale etereo castigo? Volgeremo a quel silenzio muto che attende solo d'esplicarsi Urla che impercettibili sussurrano una pace ancora lungi dal venire Vite prematuramente estinte, incompiuti cicli del divenire Rispetto la tua pena quale fosse la mia L'immateriale anelito di spezzare le catene di tale stasi delle sfere Umbratile presenza, fragile realtà Che reclusi l'ardua e inclemente verità Tale è il dolore Il saluto mai offerto nell'incompiuta evanescenza Saggezza raggiunta dopo vani, ribelli, tentativi Da un destino orfano del grande viaggio L'aspra legge che vidi guiderà la mia via
Submitted by Nargaroth — Jun 04, 2026
Evochiamo la sussistenza del permanere Inibiti dalla caduca fragilità dell'attimo, coevo Perdesi nel fitto intrecciato delle percezioni Ancorati al vero Rapiti dall'ignoto e latente cosmo Senza indugio Si abbandonò l'umana conoscenza Nella subdola incompiutezza di tale estraneo presagio Ornamento d'eternità Che celi cIò che fu, enigmatico messaggero dell'inesigibile Inebriante magnificenza, un ciclo incessante Cambiano i volti, permane il disegno Che recide l'incosciente vacuità del momento
Submitted by Nargaroth — Jun 04, 2026